Conosciuta per la sagra dello Spiedo Gigante, Pieve di Soligo è  la capitale dello Spiedo d’Alta Marca. Insieme ad altri 15 comuni del territorio collinare del Prosecco Superiore, Pieve è stata anche eletta città europea del vino 2016. Per tutti gli amanti del paesaggio collinare, del buon cibo e del buon vino, una meta obbligata.

Pieve di Soligo è un comune di 12.000 abitanti della Pedemontana trevigiana, tra le colline del Prosecco Superiore e il fiume Piave. Il suo territorio, per 2/3 pianeggiante e 1/3 collinare, è bagnato da due fiumi: Soligo e Lierza. Il termine “plebs” (pieve) anticamente indicava una giurisdizione ecclesiastica rurale nella quale era stanziata una comunità cristiana dotata di chiesa e di fonte battesimale. In epoca alto medioevale il termine indicava anche una giurisdizione civile abitata da popolazione latina, alla quale di solito corrispondeva nelle vicinanze un abitato di origine longobarda denominato invece “fara” (come Farra di Soligo).

Pieve di Soligo per la sua felice posizione geografica viene definita “la perla del Quartier del Piave”, nel cui ambito rappresenta anche uno dei più antichi agglomerati rustici . Ritrovamenti archeologici indicano un probabile insediamento già in epoca romana. Anche la cura d’anime è molto antica ed è assai verosimile che, all’inizio, dipendesse dal Vescovo di Oderzo, per passare poi a quello di Ceneda che nel XIII sec. la concesse ai Caminesi. Si suppone che la parrocchia sia sorta prima dell’Anno Mille.

Civilmente, già in epoca medievale e fino al secolo scorso, Pieve risultava divisa in due parti: Pieve del Trevisan, comprendente la parte a destra del fiume Soligo, che apparteneva al Circondario di Treviso, Cantone di Valdobbiadene, mentre la zona a sinistra del fiume, detta Pieve del Contà, unita alla Gastaldia di Solighetto, faceva parte del Cantone di Ceneda, Circondario di Cison di Valmarino, sotto la signoria dei Conti Caminesi di Sopra prima e quella dei Brandolini poi. Queste due pievi per secoli furono oggetto di attenzione da parte di autorità religiose e civili, che intervennero più volte per dirimere le continue diatribe, sfociate talvolta anche in fatti di sangue, motivate da supposti diritti di giurisdizione che entrambe vantavano. Questa situazione cessò, una prima volta, durante l’epoca napoleonica, quando il gen. Fiorella, a nome di Napoleone, elesse Pieve di Soligo a sede di Municipalità e di giudice di pace, nel Cantone e Distretto di Treviso.

Nel 1797, in seguito al Trattato di Campoformido, il Quartier del Piave passò, come la Repubblica Veneta, all’Austria, rimanendo sotto tale dominio fino alla Terza guerra d’indipendenza. Con l’istituzione della Provincia di Treviso il territorio delle due pievi venne a formare, con la Gastaldia di Solighetto, il Comune di Pieve di Soligo, al quale venne aggregato nel 1862 il territorio delle frazioni di Barbisano e Barbisanello e per un periodo di 17 anni, dal 1928 al 1945, venne aggiunto anche tutto il territorio dell’odierno Comune di Refrontolo. Soprattutto nel corso dell’Ottocento il paese assunse un nuovo assetto urbanistico e la fisionomia del piccolo borgo medievale, caratterizzato da un ponte di legno tinto di rosso coperto da una singolare tettoia, fu trasformata dalla costruzione di grandi palazzi signorili.

Al termine della seconda guerra mondiale, riprese nella zona il fenomeno dell’emigrazione che era iniziato negli ultimi decenni dell’800 e che si attenuò soltanto a partire dagli anni ’70 con il passaggio da un’economia di tipo agricolo ad una tipo prevalentemente piccolo-industriale. Proliferarono le piccole e medie aziende artigiane, le industrie meccaniche e soprattutto l’industria del mobile, l’edilizia, il terziario e il turismo. A Pieve nacquero fra gli altri il sociologo Giuseppe Toniolo (1845-1918), le cui spoglie riposano nel Duomo, che custodisce all’interno anche una tavola rappresentante l’Assunta, opera del pittore Francesco da Milano (firmata e datata 1540) e il senatore Francesco Fabbri che ricoprì la carica di Sindaco e Ministro di Stato. Cittadina onoraria di Pieve per eccellenza fu la grande soprano Maria Antonietta Meneghel, in arte Toti Dal Monte, scomparsa nel 1975.

A Pieve è nato e sempre vissuto, fino alla morte, Andrea Zanzotto, uno dei più significativi poeti del nostro tempo, autore di opere considerate fondamentali nel panorama della letteratura del 900 italiano ed europeo. L’area per lo più collinare, che circonda Pieve, è caratterizzata dalla cultura della vite e dall’economia del Prosecco, soprattutto quello Superiore docg, della varietà Balbi, il migliore per gli intenditori e non solo. Prosecco superiore in virtù delle minori rese per ettaro, delle uve coltivate in collina con maggiore esposizione al sole e minori trattamenti, della vendemmia fatta a in gran parte a mano. Quest’area omogenea dal punto di vista culturale e territoriale comprende con Pieve di Soligo altri 15 comuni collinari del comprensorio del Prosecco Superiore DOCG ed è stata nominata Città Europea del Vino 2016.

L’intera area coincide con quella della denominazione Conegliano Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore e l’ambito riconoscimento europeo dimostra di quale reputazione essa goda a livello internazionale oltre che in Italia. Una “prosecco shire” con 15 piccole capitali al proprio interno; oltre a Pieve di Soligo, sede del Consorzio del Prosecco Superiore DOCG, Conegliano, Susegana, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, Follina, Miane, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Farra di Soligo, Vidor e Valdobbiadene.

Il riconoscimento europeo rende merito ad una storia e una tradizione dalle radici profonde e ad un presente fatto di alta professionalità e maturità: dalla Scuola Enologica (1876) alla Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene (1966), le più antiche d’Italia; dall’Università e dal Centro di ricerca sperimentale alle tante aziende, piccole ma di valore, che esportano ormai in tutto il mondo, e fanno parte del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore.

Tutto ha portato ad uno sviluppo che fosse perfettamente integrato con il territorio stesso. Tanto da segnarne in modo inequivocabile i tratti di uno straordinario paesaggio, oggi candidato a diventare patrimonio dell’Umanità sotto l’egida dell’UNESCO. Paesaggio collinare così suggestivo da essere immortalato nelle opere e descritto dai maestri pittorici del Rinascimento, come Cima da Conegliano e Giorgione.